6º gennaio 2021

Introduzione: callbacks

Utilizeremo i metodi browser in questi esempi

Per dimostrare l’utilizzo di callbacks, promise ed altri concetti astratti, utilizzeremo alcuni metodi del browser: nello specifico, caricamento di script e sempliici manipolazioni del documento.

Se questi metodi non vi sono familiari, e il loro utilizzo negli esempi vi risulta di difficile comprensione, potreste voler leggere un paio di capitolo della prossima parte del tutorial.

Anche se, povreremo a mantenere le spiegazioni più chiare possibili. Non ci sarà nulla di realmente complesso dal punto di vista del browser.

Molte funzioni vengono fornite da ambienti JavaScript che permettono di schedulare azioni asincrone. In altre parole, azioni che iniziano ora, ma finiranno in un secondo momento.

Ad esempio, una di queste funzioni è setTimeout.

Ci sono altri esempi molto utili, e.g caricamento di script e moduli (che studieremo nei successivi capitoli).

Diamo un’occhiata alla funzione loadScript(src), che carica uno script dal percorso src:

function loadScript(src) {
  // creates a <script> tag and append it to the page
  // this causes the script with given src to start loading and run when complete
  let script = document.createElement('script');
  script.src = src;
  document.head.append(script);
}

Lo scopo della funzione è quello di caricare un nuovo script. Quando aggiunge il tag <script src="…"> al documento, il browser lo caricherà ed eseguirà.

Possiamo usare la funzione in questo modo:

// carica ed esegue lo script
loadScript('/my/script.js');

La funzione è chiamata “asincronamente”, perché l’azione (il caricamento dello script) non finirà adesso ma in seguito.

Se c’è del codice sotto loadScript(…), non dovrà attender fino al caricamento dello script.

loadScript('/my/script.js');
// il codice sotto loadScript non attende che il caricamento di loadScript sia completo
// ...

Ora diciamo che vogliamo eseguire il nuovo script quando carica. Probabilmente dichiarerà nuove funzioni, quindi vorremmo eseguirle.

Ma se lo facciamo immediatamente dopo la chiamata loadScript(…) non funzionerebbe:

loadScript('/my/script.js'); // lo script ha "function newFunction() {…}"

newFunction(); // nessuna funzione!

Naturalmente, con buona probabilità il browser non ha avuto tempo di caricare lo script. Quindi la chiamata immediata alla nuova funzione fallirà. Allo stato attuale la funzione loadScript non prevede un modo di tracciare l’avvenuto caricamento. Lo script carica e poi viene eseguito, questo è quanto. Ma vorremmo sapere quando accade in modo da utilizzare nuove funzioni e variabili da quello script.

Aggiungiamo una funzione callback come secondo argomento a loadScript che dovrebbe essere eseguito una volta che lo script è stato caricato.

function loadScript(src, callback) {
  let script = document.createElement('script');
  script.src = src;

  script.onload = () => callback(script);

  document.head.append(script);
}

Ora se volessimo chiamare nuove funzioni dallo script, dovremmo scriverlo nella callback:

loadScript('/my/script.js', function() {
  // la callback viene eseguita dopo che lo script caricato
  newFunction(); // quindi adesso funziona
  ...
});

Questa è l’idea: il secondo argomento è una funzione (solitamente anonima) che viene eseguita quando l’azione è completata.

Ecco un esempio eseguibile con un vero script:

function loadScript(src, callback) {
  let script = document.createElement('script');
  script.src = src;
  script.onload = () => callback(script);
  document.head.append(script);
}

loadScript('https://cdnjs.cloudflare.com/ajax/libs/lodash.js/3.2.0/lodash.js', script => {
  alert(`Cool, the ${script.src} is loaded`);
  alert( _ ); // funzione dichiatata nello script caricato
});

Questo è lo stile di programmazione asincrona “callback-based”. Una funzione che fa qualcosa asincronamente dovrebbe prevedere un argomento callback in cui mettiamo la funzione da eseguire al completamento dell’operazione asincrona.

In questo esempio lo abbiamo fatto in loadScript ma, ovviamente, è un approccio generale.

Callback dentro callback

Come possiamo caricare due script sequenzialmente: prima il primo e dopo il secondo?

La soluzione naturale sarebbe quella di mettere la seconda chiamata loadScript all’interno della callback in questo modo:

loadScript('/my/script.js', function(script) {

  alert(`Cool, the ${script.src} is loaded, let's load one more`);

  loadScript('/my/script2.js', function(script) {
    alert(`Cool, the second script is loaded`);
  });

});

Dopo che la funzione loadScript più esterna è completata, la callback comincia quella interna.

Ma se volessimo un altro script…?

loadScript('/my/script.js', function(script) {

  loadScript('/my/script2.js', function(script) {

    loadScript('/my/script3.js', function(script) {
      // ...continua quando tutti gli script sono stati caricati
    });

  });

});

Quindi, ogni nuova azione è dentro una callback. Questo va bene quando abbiamo poche azioni, ma non quando ne abbiamo molte, quindi in seguito vedremo altre alternative.

Gestione degli errori

Negli esempi precedenti non abbiamo considerato gli errori. Cosa accade se il caricamento dello script fallisce? La nostra callback dovrebbe essere in grado di gestire questa eventualità.

Ecco una versione migliorata di loadScript che traccia gli errori di caricamento:

function loadScript(src, callback) {
  let script = document.createElement('script');
  script.src = src;

  script.onload = () => callback(null, script);
  script.onerror = () => callback(new Error(`Errore di caricamento dello script per ${src}`));

  document.head.append(script);
}

Chiama callback(null, script) per i caricamenti con successo e callback(error) altrimenti.

L’utilizzo:

loadScript('/my/script.js', function(error, script) {
  if (error) {
    // gestione dell'errore
  } else {
    // script caricato con successo
  }
});

Ancora una volta, la ricetta che abbiamo usato per loadScript è abbastanza comune. È chiamato “error-first callback” style.

La convenzione è:

  1. Il primo argomento di callback è riservato per un errore se si verifica. In questo caso la chiamata è callback(err).
  2. Il secondo argomento (e quelli successivi se necessario) sono per il risultato in caso di successo. In questo caso la chiamata è callback(null, result1, result2…).

Quindi la singola funzione callback è usata sia per riportare gli errori che per passare i risultati.

Piramide del fato (Pyramid of Doom)

Ad una prima occhiata, è un modo pratico di programmare in modo asincrono. Ed infatti lo è. Per una, forse due, chiamate annidate sembra che funzioni.

Ma per molte azioni asincrone che si susseguono una dopo l’altra avremo codice come questo:

loadScript('1.js', function(error, script) {

  if (error) {
    handleError(error);
  } else {
    // ...
    loadScript('2.js', function(error, script) {
      if (error) {
        handleError(error);
      } else {
        // ...
        loadScript('3.js', function(error, script) {
          if (error) {
            handleError(error);
          } else {
            // ...continua dopo che tutti gli script sono caricati (*)
          }
        });

      }
    });
  }
});

Nel codice sopra:

  1. Carichiamo 1.js, poi se non ci sono errori.
  2. Carichiamo 2.js, poi se non ci sono errori.
  3. Carichiamo 3.js, poi se non ci sono errori – facciamo qualcos’altro (*).

Mano a mano che le chiamate diventano più annidate, il codice diventa più profondo e via via più complicato da gestire, specialmente se abbiamo codice reale invece di ..., che può includere più cicli, condizioni e così via.

Questo viene chiamato “callback hell” o “pyramid of doom.”

La “piramide” di chiamate annidate cresce verso destra per ogni azione asincrona. Presto la situazione sarà fuori controllo.

Per questo motivo questo modo di programmare non è molto ottimale.

Possiamo provare ad alleviare il problema rendendo ogni azione una funzione a se stante come qui:

loadScript('1.js', step1);

function step1(error, script) {
  if (error) {
    handleError(error);
  } else {
    // ...
    loadScript('2.js', step2);
  }
}

function step2(error, script) {
  if (error) {
    handleError(error);
  } else {
    // ...
    loadScript('3.js', step3);
  }
}

function step3(error, script) {
  if (error) {
    handleError(error);
  } else {
    // ...continua dopo che tutti gli script sono caricati(*)
  }
}

Visto? Fa la stessa cosa, e non ci sono annidamenti profondi perché abbiamo reso ogni azione una funzione separata di primo livello.

Funziona ma il codice sembra un foglio di lavoro diviso. È difficile da leggere e probabilmente hai notato che bisogna saltare con lo sguardo tra i vari pezzi quando lo si legge. Non è conveniente, in particolare se il lettore non è familiare con il codice e non sa dove saltare con lo sguardo.

Inoltre, le funzioni chiamate step* sono tutte usate una sola volta, sono create solo per evitare la “pyramid of doom.” Nessuno le riutilizzerà al di fuori della catena di azioni. Quindi abbiamo un po’ di inquinamento del namespace.

Ci piacerebbe avere qualcosa di meglio.

Fortunatamente, ci sono altri modi di evitare queste piramidi. Uno dei modi migliori è di usare le “promise” descritte nel capitolo successivo.

Mappa del tutorial

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